STORIA DI FRULLO..IL FOLLETTO

FRULLO IL FOLLETTO (BOSCO DELL'ARMONIA)

per gentile concessione di Susanna Varese

Una mattina era già iniziata nel “Bosco dell'armonia”, fitto e ombroso, denso di profumi e carico di energia positiva. L'erba trapunta di pratoline, bagnata di gocce di rugiada che brillavano trasparenti come diamanti,si lasciava baciare dal primo sole pallido di primavera che riusciva a donare riflessi iridescenti ad ogni goccia. Un merlo saltò su un ramo, poi scese elegantemente  su un cespuglio di rose e intonò la sua canzone ad un fresco  bocciolo che aprì timidamente gli occhietti stanchi, mentre una lumaca lasciando una scia luminosa su una foglia, tracciava la via ai sogni a una formica che come ogni giorno, iniziava  il suo giro instancabile e laborioso. La grande quercia, la più bella e frondosa del bosco ascoltava ogni respiro di vita, felice di custodire, ben celato dietro la corteccia nodosa e rugosa, il segreto dell'armonia e della serenità.  Ferveva la vita, sempre dura e in salita, ma meravigliosa se ben vissuta. Uno sbadiglio, un sogno interrotto dal canto del merlo canterino ed ecco spuntare dal cavo dell’albero, stiracchiandosi, un esserino bizzarro e stravagante: uno strano folletto che viveva nell’albero della vita. L’aspetto  trascurato, poco pulito, i capelli arruffati sotto un cappellino buffo con un’elica sulla punta e l’atteggiamento un po’ insolente di chi sembra destinato solo a portar grane, lo rendevano ad un primo e superficiale sguardo poco attraente e un personaggio da evitare, ma chi si avvicinava a lui senza pregiudizi e condizionamenti, con affetto, consapevolezza e altruismo, ne intuiva immediatamente la vera essenza  e ne riceveva in cambio la felicità più grande: imparare a far del bene agli altri. Orecchie a punta per ben ascoltare, occhi dolci, ma acuti e attenti per ben osservare, il folletto si librava in aria all’improvviso, facendo roteare l’elica sul suo cappello ed emettendo un suono che assomigliava al battito d’ali di un uccello. Da questo era derivato il suo nome: Frullo, un nome non solo onomatopeico, ma emblema di un carattere volubile, difficile, spigoloso, a volte scostante, ma solo per chi non sapeva vedere oltre l’apparenza. Infinite idee “frullavano” in continuazione nella sua testa , vorticose ed imprevedibili come l’elica del suo cappellino. Come tutti i folletti, custodiva gelosamente un tesoro che arricchiva, con un lavoro instancabile,  giorno dopo  giorno, di qualche prezioso esemplare. In una distesa arida, tra rocce e spine, curava e coltivava con grande fatica, ma con amore incondizionato,un giardino dai fiori colorati, rari ed unici, tanto che non c’era un solo fiore uguale all’altro. Ogni fiore aveva una storia e rimaneva nel giardino per poco tempo, oppure a lungo, talvolta per sempre, ma Frullo non se ne sentiva il padrone e non li voleva trattenere: desiderava solo amarli e renderli capaci di camminare a testa alta nel sentiero  impervio della vita. Ma come poteva tirare su dei fiori fragili e delicati, sofferenti e dimenticati in una landa desolata e all’apparenza priva di vita come quella? Sembrava un’impresa impossibile, eppure Frullo, estirpando erbacce e proteggendo i fiori dalle intemperie, aveva creato un giardino meraviglioso e anche se qualche fiore ogni tanto appassiva o sembrare rinunciare a vivere in un luogo così inospitale, lui non si arrendeva e cercava nuove strategie per ridargli forza e desiderio di vivere, anche tra mille difficoltà. “Cosa frulla oggi nella testa di Frullo?” si domandavano i fiori più fortunati che avevano trovato un angolo di terreno fertile e tranquillo, osservando quelli che invece non erano ancora ben radicati e sembravano sul punto di essere estirpati al minino soffio di vento. “Sicuramente starà cercando un nuovo fiore da seminare nel giardino! Non si stanca mai…” proseguì una margherita che da tempo viveva nel giardino sotto la preziosa guida di Frullo. “E’ così generoso e sa donare speranza e sorrisi a chi li ha persi” sussurrò appena un fiore poco distante che era stato salvato dal magico folletto da  un’ erba che lo soffocava. “Eppure gli umani hanno paura di lui! Non riescono a capirlo. Trovano strano e senza senso che lui fatichi tanto per dei fiori che non gli appartengono, se non temporaneamente. Cerca i semi e i fiori più secchi e in difficoltà, li aiuta, li cura, li ama e poi … li lascia andare … “ aggiunse, ricordando la sua storia,  uno splendido fiore, recuperato parecchio tempo prima in un precipizio dal generoso guardiano del giardino.
“Ma non si può lasciare andare ciò che si ama..” esclamò inorridita una primula nuova ospite del giardino, incapace di comprendere.
“Invece è proprio questo il vero atto di amore!” Intervenne Frullo sopraggiunto all’improvviso come sempre. “Guardate laggiù...” aggiunse, indicando, nella valle sottostante, il mondo degli umani che vivevano nel  frenetico e indifferente regno del caos dove, a differenza del  bosco dell’armonia, erano il tornaconto personale e il profitto a dettare le regole. “ Ognuno di voi è lo specchio di un bambino che vive una situazione di difficoltà all’interno della propria famiglia e viene perciò affidato ad una famiglia accogliente, senza tagliare i ponti con quella di origine. Io ho un alter ego che si occupa di loro e dà il sostegno e l’affetto di cui hanno bisogno i bambini  per crescere in modo sereno ed equilibrato, proprio come io faccio con voi, accogliendovi in questo giardino che è la vostra nuova casa.  La relazione tra la famiglia accogliente e la famiglia di origine non sempre è facile da gestire, ci sono momenti di crisi , fallimenti, abbandoni, ma c’è alla base la volontà di aiutare un bambino ad uscire da una situazione difficile.”  I fiori osservavano stupiti e ognuno di loro si riconosceva in un bambino ferito, abbandonato,  maltrattato, umiliato, ma anche rinato a nuova vita. Ognuno aveva una storia diversa, un percorso unico e ora anche i fiori comprendevano il significato della  loro diversità e l’importanza del lavoro di Frullo. “Ma nel mondo degli umani come si chiama il tuo alter ego? “ chiese un fiore allungandosi sullo stelo per guardare negli occhi il folletto che appariva commosso. “Mi chiamo Affido e sono temuto, a volte denigrato,allontanato,  ma non mi arrendo mai perché il futuro di tanti bambini dipende da me e anche se non posso garantire sempre il lieto fine, provo a ridare un sorriso a chi l’ha perso. Le persone che si avvicinano a me sono diffidenti, spesso offuscate dai pregiudizi, timorose di dover intraprendere un percorso non facile. Ci sono affidi per un giorno, per il fine settimana, per le vacanze, affidi finalizzati al rientro in famiglia o quelli senza un tempo definito. Non importa il percorso, ma l’obiettivo e l’impronta che si lascia nel cammino : del resto ogni bambino è un individuo unico e irripetibile, proprio come voi, miei fiorellini. “ Mentre così parlava e tutti gli sguardi erano rivolti a quell’umanità sofferente, due farfalle , eludendo la sorveglianza di Frullo, entrarono nel giardino e si avvicinarono ad un fiore fragile e poco appariscente. Iniziarono una danza intorno a lui, cercando di posarsi su quei petali delicati, sofferenti, incapaci persino di sostenere un peso leggero come il loro. In nome di un falso amore, si contendevano quel piccolo fiore, senza accorgersi che nella lotta per il suo possesso, piegavano lo stelo e stavano strappando i suoi petali che, come lacrime, cadevano a terra. “Ma che fate?” intervenne prontamente il folletto indignato.  Tutti i fiori rivolsero lo sguardo spaventato verso il povero oggetto della contesa, ne comprendevano la sofferenza, partecipavano al suo dolore. “Questo non è amore! Il vero amore è incondizionato e non chiede nulla. ” quasi urlò Frullo allontanando le avventate farfalle che ora osservavano incredule e inconsapevoli delle conseguenze del loro gesto,  i danni che avevano causato a quell’esile fiore in crescita. Giù nella terra anche un bambino, come il fiore, veniva nello stesso momento conteso da “due madri “che non avevano compreso lo spirito dell’affido, ma per fortuna ce n’era anche un altro poco distante che si apriva a nuova vita. Lasciare un bambino all’abbandono è un’ingiustizia, ma anche chi porge una mano per accoglierlo, deve ben valutare la strada che sta intraprendendo e che liberamente sceglie di percorrere, perché il bambino invece non può scegliere e ferirlo una seconda volta sarebbe disumano. Il sole stava ormai tramontando nel bosco dell’armonia come nel regno umano del caos, una luce arancione si diffondeva ovunque e Frullo come Affido era pronto per guidare un bambino e due famiglie in un nuovo viaggio della speranza.
Il folletto  diede una delicata carezza ai meravigliosi fiori del suo giardino, così diversi, ma tutti ugualmente amati e sussurrò al vento il suo messaggio, affinché arrivasse sulla terra a tutti gli umani:  “Non dovete aver  paura di me, aprite le vostre case e i vostri cuori a un bambino in difficoltà. E’ vero, lo ammetto,  sono volubile,irascibile,dispettoso, a volte sporco, ho vesti stracciate, non sempre sono gentile o simpatico, non prometto denaro, né elargisco premi, ma se avrete fiducia in me vi farò vivere l’avventura più complessa, impegnativa, faticosa,  ma emozionante e arricchente che ci sia. La ricompensa? Il sorriso di un bambino. Vi pare poco? Vale la pena provare! Parola di Frullo, il folle folletto ...” L’elica del suo malconcio cappellino cominciò a ruotare vorticosamente come i suoi pensieri,trasportati dal vento,  il folletto  si alzò in volo e come attratto da una calamita, si diresse dove c’era dolore e sofferenza, a portare un po’ di luce tra le tenebre. Ma chi era questo bizzarro esserino? Non era certo  un personaggio delle fiabe che garantiva lo scontato lieto fine, non era un mago capace di compiere imprese impossibili e neppure un supereroe dotato di poteri speciali, ma realizzare i sogni era la sua specialità o almeno ci provava, con costanza, partecipazione, impegno. Era Frullo il folletto, ma per chi vive tra gli umani è soltanto uno qualunque di noi e lo possiamo chiamare semplicemente con una parola che ispira amore e fiducia: AFFIDO


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